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Chi ha segnato più goal nella Nazionale Italiana?

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Chi è il primatista di reti con la maglia azzurra? Un quesito di questo genere troverebbe una facile risposta da parte degli appassionati di calcio più anziani, quelli che hanno potuto entusiasmarsi per l’epopea di Gigi Riva, il Rombo di Tuono che portò il Cagliari a vincere lo scudetto nel 1969-70. Proprio il bomber di Leggiuno, infatti, detiene il record con 35 reti messe a segno in 42 gare disputate in azzurro. Andiamo quindi a rivivere la sua straordinaria carriera, contrassegnata da reti e gravi infortuni.

Una vera epopea

Gigi Riva, anzi Giggirriva, come si diceva all’epoca, arrivò in Sardegna nell’estate del 1963, quando i sardi intuirono in quel ragazzo appena diciannovenne le doti del goleador di razza. I dirigenti del Cagliari non ebbero mai a pentirsi dell’investimento effettuato, se si pensa che già nel primo anno, nonostante l’inesperienza, contribuì alla scalata della squadra nella massima serie con 8 reti, facendo immediatamente valere le sue doti fisiche e, soprattutto, un tiro che si apprestava a diventare leggendario.

La Serie A e la Nazionale

Appena approdato in Serie A, Riva fece capire che ormai stava per diventare il migliore attaccante italiano, in un calcio che pure era prossimo a tornare ai vertici europei e mondiali cui era stato costretto ad abdicare dopo la sciagura di Superga. Nella prima annata in massima serie segnò subito 9 reti, che diventarono 11 in quella successiva, spingendo Edmondo Fabbri a portarlo ai Mondiali d’Inghilterra, dopo il debutto avvenuto nel 1965, contro l’Ungheria. L’eliminazione della nostra selezione da parte dei “Ridolini” nodcoreani gli aprì definitivamente le porte della Nazionale per gli anni successivi.

La vittoria nell’Europeo e la finale in Messico

Diventato titolare inamovibile, Rombo di Tuono si confermò l’ideale terminale offensivo per una squadra che grazie alla contemporanea presenza di una generazione di campioni (oltre a lui Rivera, Facchetti, Rosato, Burgnich, De Sisti e Domenghini) si accingeva a tornare ai vertici, con la vittoria agli Europei del 1968. L’apice della sua carriera fu il 1969-70, quando prima trascinò il Cagliari allo scudetto e poi si presentò in Messico  salutato come il Pelè bianco.

Soltanto il vero Pelè gli impedì di vincere quel Mondiale e di coronare una carriera che però sarebbe stata accorciata dai gravi infortuni in cui era incappato proprio giocando con la maglia azzurra. Prima il portiere del Portogallo Lopes gli ruppe una tibia (1967) e poi il difensore austriaco Hof ne devastò ancora la tibia e il perone, pochi mesi dopo il Mondiale. Riuscì comunque a superare il vecchio record di reti in azzurro fatto segnare da Meazza (33), riuscendo infine a chiudere con 35 segnature, che avrebbero potuto essere molte di più.

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