Una battaglia lunga quasi tre ore, un primo set da dimenticare, ma poi cuore, coraggio e qualità: Flavio Cobolli firma l’impresa e conquista la finale dell’ATP 500 di Amburgo, superando l’argentino Tomas Martin Etcheverry con il punteggio di 2-6 7-5 6-4. Per il 23enne romano è la seconda finale stagionale, dopo quella vinta nel torneo ATP 250 di Bucarest, e la seconda della carriera in un torneo 500, a un anno di distanza dall’atto conclusivo giocato a Washington.
La semifinale contro Etcheverry non è stata affatto semplice. L’argentino, solido e aggressivo, ha approfittato di una partenza a corrente alternata dell’azzurro, che nel primo set ha messo in mostra sprazzi di ottimo tennis alternati a una lunga serie di errori gratuiti. Il 6-2 iniziale sembrava presagire un epilogo amaro, ma Cobolli ha saputo cambiare passo.
Nel secondo parziale, sotto di un break, il romano ha alzato il livello del suo gioco, trovando maggiore profondità e consistenza nei colpi da fondo. Dopo aver recuperato lo svantaggio, ha strappato il servizio all’avversario sul 5-5 e ha chiuso il set per 7-5, riaprendo completamente il match.
Il terzo set è stato una vera e propria battaglia di nervi e intensità. I due tennisti si sono risposti colpo su colpo, mantenendo i propri turni di servizio fino al 4-4. Proprio in quel momento, Cobolli ha piazzato l’allungo decisivo con un break fondamentale, per poi servire con autorità e chiudere il match sul 6-4. Un’esplosione di gioia meritata per un giocatore che sta vivendo un 2025 in netta crescita.
In finale, il romano affronterà Andrey Rublev, in una sfida che rappresenta una nuova, grande occasione per testarsi contro l’élite del circuito. Ma Amburgo sorride anche al doppio italiano: Simone Bolelli e Andrea Vavassori, dopo un periodo altalenante, tornano a brillare conquistando la finale con un netto 6-3 6-1 ai danni dei britannici Salisbury e Skupski. Per la coppia azzurra sarà l’undicesima finale insieme nel circuito maggiore, con l’obiettivo di portare a casa il sesto titolo.
L’Italia del tennis è più viva che mai, e ad Amburgo sogna in grande.
