Il mercato di gennaio 2026 regala uno dei suoi colpi di scena più clamorosi proprio nelle ultime ore: Jean-Philippe Mateta non vestirà la maglia del Milan. Quella che sembrava una trattativa ormai in dirittura d’arrivo si è improvvisamente arenata, trasformandosi nella classica telenovela di fine sessione.
L’attaccante francese del Crystal Palace era da settimane uno dei nomi più chiacchierati del mercato europeo. Il Milan aveva individuato in Mateta il profilo giusto per rinforzare il reparto offensivo e, per fugare ogni dubbio, aveva deciso di approfondire ulteriormente le condizioni fisiche del giocatore. Una scelta prudente che si è rivelata decisiva: dopo le visite mediche aggiuntive, effettuate anche con la presenza di un medico rossonero in Inghilterra, il club non è rimasto pienamente convinto.
Il nodo centrale riguarda il ginocchio. Nonostante Mateta abbia disputato da titolare tutte le 23 partite stagionali di Premier League con il Crystal Palace, negli ultimi tempi sarebbero emersi fastidi ricorrenti. Secondo i resoconti provenienti dall’Inghilterra, la situazione fisica dell’attaccante avrebbe persino fatto ipotizzare un possibile intervento chirurgico per risolvere definitivamente il problema. Uno scenario che ha spinto il Milan a fare un passo indietro, evitando un investimento considerato troppo rischioso nel medio-lungo periodo.
Nelle stesse ore si era registrato anche un timido inserimento della Juventus. I bianconeri avevano chiesto informazioni e valutato una formula alternativa, basata su un prestito con obbligo di riscatto superiore ai 30 milioni di euro. Tuttavia, quella della Vecchia Signora è apparsa più come un’operazione esplorativa che un reale affondo, e anche da Torino è arrivato rapidamente il dietrofront.
Alla fine, dunque, Mateta resta al Crystal Palace. Una conclusione inattesa che conferma quanto il fattore medico possa essere determinante nelle trattative di alto livello e che lascia il Milan costretto a rivedere i propri piani offensivi. Il mercato invernale si chiude così con un’altra storia emblematica: accordi vicini, cifre importanti, ma un dettaglio decisivo che cambia tutto.
