Como sogna la Champions e blinda il Sinigaglia: piano lavori per restare in casa anche in Europa

Il Como punta a giocare la Champions al Sinigaglia: pronti investimenti e lavori per adeguarsi agli standard UEFA ed evitare lo spostamento in altri stadi.

Jean Butez, Como

Il sogno Champions non è più fantascienza in casa Como. Quello che fino a pochi anni fa sembrava un traguardo irraggiungibile oggi è una concreta possibilità, grazie a una crescita costante dentro e fuori dal campo. Il quarto posto in Serie A, alle spalle di corazzate come Inter, Milan e Napoli, proietta il club lariano verso un palcoscenico europeo che impone però standard elevatissimi, soprattutto dal punto di vista infrastrutturale.

Il nodo principale riguarda lo stadio Giuseppe Sinigaglia, che allo stato attuale non sarebbe idoneo per ospitare competizioni UEFA. Tuttavia, la società non ha alcuna intenzione di rinunciare al proprio fortino. La dirigenza, guidata dal presidente Mirwan Suwarso, è pronta a investire in maniera significativa per adeguare l’impianto e rispettare tutti i requisiti richiesti.

In parallelo, anche l’amministrazione comunale si è mostrata collaborativa. Il dialogo con il sindaco Alessandro Rapinese è costante e improntato all’ottimismo, anche se restano da superare diversi ostacoli burocratici, storicamente complessi quando si parla di stadi in Italia. L’obiettivo è chiaro: completare gli interventi entro l’inizio della stagione europea 2026/27.

Negli ultimi anni il Sinigaglia è già stato oggetto di lavori importanti, come l’aumento della capienza fino a 12.000 posti. Un numero che oggi non rappresenta un limite nemmeno per la Champions League. Le criticità riguardano invece altri aspetti: aree VIP e parcheggi dedicati, ampliamento della sala stampa, spazi per media e fotografi, miglioramento dei servizi igienici e delle vie di deflusso, oltre alla necessità di rendere strutturale una delle curve attualmente provvisoria.

Il progetto del Como va oltre il semplice adeguamento normativo: l’idea è quella di trasformare lo stadio in un’estensione naturale del lungolago, rendendolo moderno, accessibile e attrattivo anche per un pubblico internazionale.

Nel caso in cui i lavori non dovessero essere completati in tempo, esiste già un piano B: il Mapei Stadium di Reggio Emilia rappresenta la prima alternativa. Più lontane, invece, le opzioni Monza, Bergamo e Torino.

A otto giornate dalla fine del campionato, in riva al lago si preferisce mantenere un basso profilo. Ma una cosa è certa: il Como vuole farsi trovare pronto. E soprattutto vuole vivere la sua possibile, storica avventura europea senza lasciare casa.