La fase a gironi della Coppa d’Africa va in archivio e lascia in eredità verdetti chiari, gerarchie consolidate e anche una delle storie più singolari del torneo. Sono 16 le nazionali qualificate agli ottavi di finale, con alcune big che hanno rispettato le attese e altre che hanno dovuto sudare fino all’ultimo per strappare il pass.
La squadra più convincente della prima fase è stata senza dubbio l’Algeria guidata da Vladimir Petkovic. I Fennec hanno chiuso il gruppo E a punteggio pieno, conquistando 9 punti su 9 e facendo registrare una differenza reti di +6, la migliore del torneo. L’unica altra nazionale capace di vincere tutte e tre le partite del girone è stata la Nigeria, dominatrice del gruppo C, a conferma di una solidità che la rende una delle principali candidate al titolo.
Bene anche la Costa d’Avorio, che ha chiuso il proprio girone davanti al Camerun, garantendosi un cammino teoricamente più favorevole nella fase a eliminazione diretta. Tra le migliori terze, invece, passano il Mozambico e il Sudan, con quest’ultimo che si prende inevitabilmente la scena.
Il caso dei “Coccodrilli del Nilo” ha del clamoroso. Il Sudan si qualifica agli ottavi nonostante due sconfitte nella fase a gironi e una differenza reti complessiva di -4. A risultare decisiva è stata l’unica vittoria, un 1-0 contro la Guinea Equatoriale arrivato grazie a una sfortunata autorete di Saul Coco, difensore del Torino. Un dato su tutti rende questa qualificazione quasi irreale: il Sudan accede agli ottavi senza che nessun suo giocatore abbia mai segnato un gol nel torneo.
Ora l’attenzione si sposta sugli ottavi di finale, che promettono spettacolo ed equilibrio. Il programma prevede sfide di grande interesse come Mali-Tunisia e Senegal-Sudan sabato 3 gennaio, Marocco-Tanzania e Sudafrica-Camerun domenica 4, fino ai match di lunedì e martedì con Egitto-Benin, Nigeria-Mozambico, Algeria-RD Congo e Costa d’Avorio-Burkina Faso.
La Coppa d’Africa entra così nella sua fase più calda, dove non contano più i calcoli ma solo i novanta minuti. E se la fase a gironi ha insegnato qualcosa, è che anche l’impossibile può diventare realtà. Il Sudan ne è la prova più evidente.
