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Cosa sono le criptovalute? Ecco la risposta di un giudice federale USA

Criptovalute dal successo alla definitiva consacrazione, ora o mai più!

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Molti conoscono o comunque hanno sentito parlare di Bitcoin, Ripple ed Ethereum. Stiamo chiaramente parlando delle criptovalute, ma cosa sono realmente? Ebbene, secondo Jack Weinstein, giudice federale USA, le monete virtuali sono delle commodities, ovvero delle materie prime, e come tali possono essere soggette a regolamentazione.

Via libera a regolamentazione criptovalute da parte della CFTC?

Trattasi di una presa di posizione importante, da parte del giudice, in quanto nel considerare le criptomonete delle materie prime, queste possono essere soggette a regolamentazione da parte della CFTC, la Commodity Futures Trading Commission americana.

La posizione della SEC sulle ICO

Da parte delle Autorità di regolamentazione dei mercati, pur tuttavia, sulle monete digitali ad oggi non c’è una visione che possa essere definita chiara ed uniforme visto che, invece, Jay Clayton, che è il Presidente della Securities and Exchange Commission (SEC), suggerisce un diverso trattamento per le Initial Coin Offering. Secondo il Presidente della ‘Consob’ americana, infatti, le ICO sono delle operazioni finanziarie e quindi non vanno inquadrate nell’area delle materie prime, ma in quella dell’equity, ovvero, in tutto e per tutto, nell’offerta di titoli.

Mining criptovalute, trovati sul web 50 mila siti infetti

La regolamentazione delle criptovalute, pur tuttavia, non potrà dirsi tale se non si agirà con determinazione ed efficacia anche dal lato della sicurezza visto che i rischi e le minacce per i piccoli trader non sono solamente di natura finanziaria. Il sito ‘Bad Packets Report’, infatti, ha reso noto che sono stati identificati sul web quasi 50 mila siti WordPress che sono stati infettati da un malware che permette di insinuarsi nei computer e nei dispositivi mobili dei visitatori.

In pratica, grazie al software malizioso gli hacker riescono a prendere il controllo dei dispositivi con l’obiettivo di avere a disposizione potenza di calcolo distribuita per il mining delle criptomonete, ovvero per l’estrazione di monete virtuali a partire dal Bitcoin che, come noto, per essere ‘minato’ richiede ormai un potere di calcolo molto elevato.

Nel dettaglio, è stato l’analista Troy Mursch ad individuare, per la precisione, ben 48.953 siti Internet WordPress infetti che permettono agli hacker di acquisire potenza di calcolo mentre i dispositivi degli utenti infettati perdono in prestazioni a fronte di un aumento dei consumi di energia. Stando al rapporto di Bad Packets Report, nella maggioranza dei casi con questa tecnica gli hacker ‘minano’ Monero, nota criptovaluta che spicca per garantire il massimo della privacy e dell’anonimato, una manna per i criminali informatici.

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