La 15ª tappa del Giro d’Italia 2026 regala una delle sorprese più inattese di questa edizione. A Milano non sono i velocisti a giocarsi la vittoria, ma la fuga di giornata, capace di resistere fino all’ultimo metro sul traguardo di Corso Venezia. A esultare è il norvegese Friedrich Lavik, che completa alla perfezione una volata a quattro e conquista il successo più importante della sua carriera davanti agli italiani Mirco Maestri e Martin Marcellusi.
Una giornata che sembrava destinata a chiudersi con lo sprint del gruppo e che invece si trasforma in una clamorosa beffa per le squadre dei velocisti. I fuggitivi trovano l’accordo perfetto e riescono a mantenere un margine sufficiente anche negli ultimi chilometri, nonostante il forcing disperato del plotone alle loro spalle.
Nel finale Lavik dimostra grande lucidità. Il norvegese aspetta il momento giusto per lanciare la propria progressione e brucia Maestri e Marcellusi negli ultimi metri, impedendo all’Italia di festeggiare un nuovo successo di tappa. Quarto al traguardo Mattia Bais, anche lui protagonista di una fuga coraggiosa e generosa.
Dietro, invece, restano soltanto rimpianti. I grandi velocisti non riescono a organizzare un inseguimento efficace e vedono svanire una delle ultime occasioni favorevoli prima dell’ultima settimana di montagna. Paul Magnier vince la volata del gruppo ma deve accontentarsi del quinto posto, mentre Jonathan Milan mastica amaro dopo una giornata in cui il finale sembrava disegnato appositamente per le sue caratteristiche.
La tappa milanese è stata però caratterizzata anche dalle polemiche sulla sicurezza del percorso. A 16 chilometri dall’arrivo, infatti, la direzione corsa e i corridori hanno trovato un accordo per neutralizzare i tempi validi per la classifica generale, ritenendo troppo rischioso affrontare il finale cittadino a tutta velocità con gli uomini di classifica coinvolti.
Una decisione che congela così la situazione in graduatoria. Jonas Vingegaard mantiene senza problemi la maglia rosa conquistata il giorno precedente a Pila e conserva 2’26” di vantaggio su Afonso Eulalio e 2’50” su Felix Gall. Nessun cambiamento quindi tra i big, che hanno preferito evitare rischi inutili in vista della durissima ultima settimana.
Ora il Giro si ferma per il secondo e ultimo giorno di riposo, prima di ripartire martedì con una tappa destinata a riaccendere immediatamente la battaglia. La sedicesima frazione, da Bellinzona a Cari, porterà infatti il gruppo interamente in territorio svizzero con un percorso di alta montagna che potrebbe nuovamente cambiare gli equilibri della corsa rosa.
Dopo la giornata caotica di Milano, il Giro entra definitivamente nella sua fase decisiva. E con un Vingegaard sempre più padrone della corsa, gli avversari saranno chiamati presto a inventarsi qualcosa per riaprire i giochi.
