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ICO: cos’è e come funziona l’offerta iniziale di valuta in criptovalute

initial coin offering

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ICO è l’acronimo di Initial Coin Offering ed è sempre più di moda in un momento in cui si parla moltissimo di criptovalute. Ma di cosa si tratta precisamente? In pratica l’ICO è la procedura tesa a raccogliere i capitali che dovranno andare a finanziare la nascita di una moneta digitale e a realizzarne il progetto. Se nel corso del 2016 erano stati raccolti in questa maniera 220 milioni di euro, la cifra si è praticamente decuplicata nel corso del 2017, sfondando la mirabolante quota di 2 miliardi di euro. Andiamo quindi a vedere il loro funzionamento.

Come funziona l’ICO?

Cercando di semplificare al massimo il discorso, possiamo dire che si tratta di una via di mezzo tra il crowdfunding e le IPO (Initial Public Offering) che caratterizzano la Borsa: quando una società intende lanciare la sua startup legata alla blockchain (criptovalute, smart contracts, oppure un altro analogo progetto), provvede all’emissione di una propria moneta digitale con cui finanziarsi, scambiandola in particolare con ether, una necessità indotta dal fatto che la maggior parte delle ICO si tiene sulla piattaforma di Ethereum. Chi acquista i token, lo fa pensando che essi possano aumentare il proprio valore e quindi guadagnare dalla loro rivendita, alla stregua di quanto accadrebbe se fossero azioni.

Un vantaggio anche per gli ether

Va peraltro sottolineato come ad approfittare indirettamente del successo delle ICO sia proprio l’ether, che ha visto una crescita esponenziale della sua valutazione, dai 12 dollari che erano necessari all’inizio di settembre del 2017 ai 1080 di fine gennaio. Una crescita che presumibilmente potrebbe continuare anche nei prossimi mesi, nonostante le nuvole che ogni tanto sembrano addensarsi all’orizzonte delle monete digitali e delle stesse Initial Coin Offering.

La Cina le ha vietate

Il riferimento è naturalmente alla decisione del governo di Pechino di vietare le ICO sul suolo della Repubblica Popolare, che si è accompagnata alla stretta operata ai danni di alcuni exchange. Una decisione motivata dal fatto che proprio la Cina guarda con estrema preoccupazione alla crescita delle cryptocurrencies, nel rinnovato timore che possa trattarsi di una bolla speculativa il cui scoppio potrebbe provocare una nuova gelata per l’economia globale.

Un mercato privo di regole e controlli

Il sospetto delle autorità cinesi è peraltro condiviso da molti addetti ai lavori, i quali hanno ripetutamente segnalato il fatto che la totale assenza di un adeguato sistema di regole e controlli faccia delle ICO un universo guardato con un occhio di riguardo dagli speculatori. Proprio per evitare lacci, la maggior parte delle ICO non si dichiara tale, ma adotta la procedura scelta dalle aziende che chiedono fondi per lo sviluppo di videogiochi che saranno poi lanciati sul mercato, presentando il tutto sotto forma di donazione. Un modo di operare che però ha anche allargato le maglie per i truffatori, con casi di ICO che sono finite con il rigonfiamento dei token e la loro successiva vendita, prima che il castello crolli del tutto. Una procedura indicata come pump and dump, che ora si sta diffondendo anche alle blockchain.

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