Dal 4 febbraio 2026 la spesa per giochi e scommesse influenzerà l’inflazione ufficiale europea. L’inclusione della classe ECOICOP 09.4.3 trasforma ogni ritocco al PREU in un dato macroeconomico, con ricadute su contratti, salari e costo del debito pubblico.
Sembra una questione per statistici. Non lo è. Chiunque abbia un contratto indicizzato all’ISTAT, un CCNL da rinnovare o un portafoglio di BTP Italia dovrebbe fermarsi a leggere.
Il cuore della riforma: cosa cambia davvero
Eurostat introduce tre novità in un colpo solo. Prima: l’adozione della classificazione ECOICOP versione 2, che allinea il paniere europeo agli standard ONU del 2018. Seconda: l’inclusione del settore “Games of Chance” nella Divisione 09, quella di Ricreazione, Sport e Cultura. Terza: il reset dell’anno base a 2025=100.
L’Italia è quinta in Europa per peso del settore ludico. L’impatto sarà superiore alla media dell’Eurozona.
Il punto tecnico da afferrare è uno: come si misura il “prezzo” nel gioco d’azzardo? Non il costo del biglietto. Il margine trattenuto dall’operatore. La differenza tra raccolta e vincite restituite. Quindi una riduzione del payout delle VLT dall’85% all’84% non cambia nulla per il giocatore in termini di spesa nominale. Ma viene registrata come aumento inflattivo. Due realtà diverse, stesso dato.
Il precedente del salvasport e il rischio 2026
Ho osservato più volte il Governo utilizzare il prelievo sui giochi come soluzione di emergenza nelle manovre di bilancio. Il caso del “salvasport” durante la pandemia resta emblematico: fondi destinati allo sport finanziati attraverso incrementi del PREU decisi in extremis, con gli operatori informati a ridosso dell’approvazione. Sorpresi? Sempre.
Questo schema potrebbe ripetersi nel 2026. Ma con una differenza sostanziale. Ogni ritocco dell’ultimo minuto al prelievo erariale si tradurrà in un movimento dell’IPCA visibile a tutti. Dalla BCE agli analisti finanziari, passando per i sindacati che rinnovano i contratti.
Il meccanismo genera un loop inflattivo documentabile. L’aumento del PREU spinge l’IPCA verso l’alto. L’IPCA-NEI, quello al netto degli energetici importati, è il parametro per i rinnovi contrattuali. I salari tabellari salgono. Il costo del lavoro aumenta. I prezzi al consumo seguono. E il cerchio si chiude.

La falla metodologica che nessuno ammetterà
L’inclusione della spesa per giochi nel paniere dovrebbe rendere l’inflazione più rappresentativa del costo della vita reale. Eurostat sottolinea la concentrazione del gioco nelle fasce a basso reddito e nel Mezzogiorno, dove la prevalenza di giocatori a rischio raggiunge l’11% in alcune regioni contro il 2% del Nord.
Il problema? La statistica non distingue tra tipologie di giocatore. Chi acquista Gratta e Vinci per disperazione viene equiparato a chi pratica matched betting o trading sportivo come attività razionale e consapevole.
Si cerca di generalizzare comportamenti profondamente diversi sotto un’unica categoria. Un giocatore problematico che destina il 15% del reddito al gioco e un professionista che opera con margini calcolati producono lo stesso effetto statistico. Ma rappresentano realtà incomparabili. Questa semplificazione serve la comparabilità europea. Non la precisione descrittiva.
Consolidamento del mercato e payout: uno scenario da monitorare
Il Riordino del Gioco Online 2025-2026 ha ridotto gli operatori da 407 a 52 concessionari, con licenze da 7 milioni di euro. La concentrazione verso un duopolio Flutter-Lottomatica solleva interrogativi che vanno oltre l’innovazione tecnologica.
Con meno operatori sul mercato, i payout potrebbero tendere ad allinearsi verso il basso. Non per decisione fiscale. Per dinamiche di oligopolio. Se questo scenario si concretizzasse, il “prezzo del servizio” misurato da Eurostat salirebbe strutturalmente. Al momento non emergono segnali evidenti di questa dinamica. Ma resta uno scenario plausibile da monitorare nei prossimi trimestri.
Cosa fare prima di febbraio 2026
Chi gestisce contratti indicizzati deve agire entro il primo trimestre 2026. Non dopo. I contratti di locazione commerciale che citano l’ISTAT FOI necessitano una verifica della clausola sull’anno base. Se il contratto specifica “Indice base 2015” e l’ISTAT smette di pubblicarlo, si crea un vuoto contrattuale. E i contenziosi arrivano.
I contratti B2B indicizzati all’IPCA richiedono un audit dei codici ECOICOP. La voce “Consegna di beni” viene ridefinita e alcune categorie della Divisione Trasporti cambiano allocazione. Codici che spariscono, clausole che diventano inapplicabili.
Per i rinnovi salariali, l’IPCA-NEI potrebbe rivelarsi più rigido del previsto. I budget per le negoziazioni 2027 dovrebbero incorporare un margine prudenziale. Chi non lo fa, paga dopo.

Il nuovo equilibrio tra fisco e inflazione
Dal 2026 l’inflazione italiana dipenderà anche dalle scelte regolatorie dell’ADM. Ogni intervento sul Prelievo Erariale Unico si trasmetterà all’indice armonizzato, influenzando i tassi di interesse reali e il differenziale con la Germania.
Per la BCE, questa inclusione complica l’interpretazione dei dati. Un’inflazione italiana più alta causata da maggiori tasse sui giochi potrebbe essere letta come “inflazione dei servizi” persistente. Tassi più alti per combattere quella che è, in realtà, una scelta di politica fiscale. Un equivoco statistico con conseguenze concrete.
Il vantaggio competitivo nel 2026 apparterrà a chi comprende che l’inflazione non misura più solo il prezzo del pane. Ma anche le probabilità di un Gratta e Vinci.
