La Juventus esce dal Bernabeu con la consapevolezza di aver tenuto testa al Real Madrid, ma anche con un problema ormai evidente: non segna più. Tre partite consecutive senza gol e sette senza vittorie rappresentano un campanello d’allarme che suona forte per Igor Tudor, chiamato a trovare soluzioni rapide prima che la crisi si allarghi anche al campionato.
Contro il Real, i bianconeri hanno disputato una gara dignitosa sul piano dell’intensità e dell’atteggiamento, ma l’anemia offensiva continua a pesare come un macigno. I numeri parlano chiaro: la Juve non rimaneva così a lungo senza vittorie dal 2008/09, stagione in cui l’allora tecnico Claudio Ranieri venne esonerato nelle battute finali del campionato. Eppure, oggi come allora, gli interpreti non mancano. Tudor può contare su una batteria di attaccanti completa: Vlahovic, Openda, David, Yildiz, Conceição, Adzic e diversi centrocampisti offensivi come Koopmeiners e McKennie. Ma la varietà di soluzioni non si sta traducendo in gol.
A Madrid, il tecnico croato ha scelto inizialmente il 3-4-2-1 con Yildiz alle spalle di Vlahovic, per poi passare al suo modulo preferito nel tentativo di ribaltare il risultato. L’ingresso di Openda e David ha dato vivacità, ma non concretezza: troppe occasioni sprecate, poca lucidità sotto porta e una sensazione di impotenza che inizia a pesare anche a livello psicologico.
Tudor, consapevole del momento, non si nasconde. Dopo aver sperimentato anche la difesa a quattro nella disastrosa uscita contro il Como, ha ammesso che il problema non è tattico ma mentale: manca leadership, cattiveria e fame di vittoria. Elementi che dovranno riemergere già nella prossima sfida contro la Lazio, che assume i contorni di un crocevia decisivo per la stagione bianconera.
La Juventus deve ritrovare fiducia, fluidità e cinismo. I rimpianti non possono diventare alibi: per risalire serve concretezza, perché i numeri, per quanto impietosi, non mentono mai.
