La Juventus manca l’appuntamento con i tre punti e allo Stadium deve accontentarsi di un pareggio per 1-1 contro un Lecce ordinato, cinico e capace di sfruttare al massimo l’unica vera sbavatura concessa dai bianconeri. Una partita che lascia più rimpianti che soddisfazioni alla squadra di Luciano Spalletti, soprattutto per quanto visto nel primo tempo.
Il cambio tattico iniziale, con il passaggio al 4-2-3-1, sembra funzionare alla perfezione: la Juve prende il controllo del gioco, schiaccia il Lecce nella propria metà campo e crea diverse occasioni, senza però trovare il guizzo giusto per sbloccare il risultato. I salentini soffrono, faticano a uscire, ma resistono grazie a una fase difensiva compatta e all’attenzione dei singoli. Proprio quando l’intervallo sembra vicino, però, arriva l’episodio che cambia la partita: un errore di Cambiaso spalanca la strada a Banda, che al 46’ del primo tempo firma l’1-0 con freddezza, punendo una Juventus fino a quel momento dominante.
La reazione bianconera è immediata. Nella ripresa bastano quattro minuti a Weston McKennie per ristabilire l’equilibrio, approfittando di una pressione costante e riportando la gara sui binari previsti. Da lì in avanti è un vero e proprio assedio: la Juve alza il ritmo, riempie l’area e costringe Falcone a una serie di interventi decisivi. Il momento chiave arriva al 64’, quando David ha sul piede il pallone della vittoria dal dischetto, ma il suo tiro non va a segno, spegnendo l’entusiasmo dello Stadium.
Nel finale Spalletti si gioca la carta dell’ultra-offensivo, inserendo fino a cinque uomini d’attacco, ma il Lecce resiste con ordine e personalità. Il pareggio finale pesa soprattutto sulla classifica della Juventus, che rischia di perdere terreno nella corsa alla top-4, mentre per i giallorossi è un punto preziosissimo, conquistato con sacrificio e grande spirito di squadra. Una serata che conferma come, in Serie A, la supremazia territoriale non basti se non viene tradotta in concretezza sotto porta.
