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Addio al Milan dopo 37 anni: Mauro Tassotti, storia di un vincente

Bottadiculo

Quando si nomina Mauro Tassotti, l’immaginario collettivo si sposta direttamente al Foxboro Stadium di Boston, e mette indietro le lancette del tempo. Il 9 luglio 1994 l’Italia sta giocando i quarti di finale del Mondiale americano contro la Spagna, e sta riuscendo a portare a casa il match grazie ad una magia di Roberto Baggio. Siamo sul 2-1 per noi. Al 93′ Tassotti rifila una gomitata a Luis Enrique in piena area, provocandogli la frattura del setto nasale: l’arbitro non vede nulla, e l’Italia conquista la semifinale contro la Bulgaria. Sarà la prova TV ad incastrare Tassotti, infliggendogli otto turni di squalifica.

Quando è avvenuto tutto questo Tassotti aveva già 34 anni. Era professionista da 16 anni, giocava con il Milan da 14. E con i colori rossoneri aveva già vinto tutto. Ecco perché ridurre la carriera di Tassotti ad un solo singolo episodio è davvero troppo ingeneroso per uno dei migliori difensori italiani degli ultimi decenni.

Basti pensare che Tassotti vanta la più lunga militanza nella storia della società rossonera. Dal 1 luglio 1980 al 12 luglio 2016. Dopo trentasei anni e undici giorni, Tassotti ha deciso di rescindere il contratto che lo legava al Milan. Sarà il secondo di Andriy Shevchenko alla guida della Nazionale ucraina.

Predestinato

583 presenze in rossonero tra campionato e coppe (con 10 gol, ndr), a cui vanno aggiunte le 47 nei primi due anni alla Lazio, formazione nella quale Tassotti ha esordito in massima serie: era il 5 novembre 1978, contro l’Ascoli, e Mauro aveva solo 18 anni. Un predestinato.

Il suo carattere difficile, introverso e scorbutico, unito ad un modo di giocare rude (ma tremendamente efficace), non lo rendevano appariscente e “mediatico” come gli altri suoi compagni di difesa. Una retroguardia che ancora oggi si riesce a nominare a memoria, quasi come uno scioglilingua: Tassotti-Baresi-Costacurta-Maldini. Mauro è sempre stato un punto fermo del Milan, prima con il barone Liedholm, poi con Sacchi e infine con Capello.

Fondamentale per la sua crescita fu proprio Nils Liedholm, che riuscì a migliorare Tassotti sul piano prettamente tecnico, portandolo a diventare uno dei migliori difensori in circolazione. L’avvento di Berlusconi portò sulla panchina milanista Arrigo Sacchi, e Tassotti fece il definitivo salto di qualità, con tanto di trionfi su trionfi: prima lo scudetto del 1988, poi le due Coppe dei Campioni (1989 e 1990). Con Capello la musica non cambia: Tassotti è titolare inamovibile, e vince ancora quattro scudetti (tre consecutivi) e un’altra Champions. Forse la più bella. Quella da capitano.

La vittoria più bella

18 maggio 1994. Il Milan è in finale di Champions League dopo aver eliminato in semifinale il Monaco. Si gioca ad Atene, e l’avversario è il fortissimo Barcellona, allenato da Johan Cruyff, recentemente scomparso. All’epoca Cruyff fece sfoggio di tutta la sua presunzione, addirittura facendosi fotografare qualche giorno prima con la Coppa in bella vista. Ed effettivamente il pronostico è tutto per i blaugrana, anche perché il Milan deve fare a meno di Baresi e Costacurta, squalificati. Per Fabio Capello la difesa è da inventare, ma c’è una certezza: Mauro Tassotti. A lui viene assegnata la fascia di capitano, per compiere un’impresa che alla vigilia appare praticamente impossibile.

Quello che successe allo Stadio Olimpico di Atene lo sappiamo tutti. Il Milan demolì il Barcellona 4-0 e Tassotti alzò la sua terza Coppa dei Campioni. La più bella. Quella da capitano.

Eppure, nonostante una carriera luminosissima, Tassotti approdò in Nazionale solo a 32 anni. Il debutto contro la Svizzera, il 14 ottobre 1992, lo rende il più vecchio esordiente nella storia della Nazionale italiana (verrà poi battuto da Emiliano Moretti, nel 2014, sempre contro la Svizzera). Con la Nazionale gioca solo 7 partite, due delle quali a USA ’94. Una è quella che viene ricordata solo per la gomitata all’attuale allenatore del Barcellona, con la squalifica che mise fine all’avventura di Mauro in azzurro. Aveva già 34 anni, e si sarebbe ritirato dal calcio giocato dopo poche stagioni.

La carriera da allenatore

La sua vita al Milan è terminata come giocatore il 1 giugno 1997, ma è proseguita come allenatore per altri 19 anni. Prima delle giovanili e della Primavera, poi come vice di Carlo Ancelotti (con cui vince altre due Champions) e di Max Allegri, con cui condivide l’ultimo trionfo di casa Milan: lo scudetto 2011. Sempre professionale, impeccabile, dignitoso, anche quando è stato chiamato per guidare la prima squadra in momenti difficili, seppure solo per brevi periodi.

L’ultima bandiera

Un campione dalle poche parole ma dai fatti concreti. Questo è Mauro Tassotti, l’ultima bandiera rossonera. Anche lui lascia una barca che fatica a ritrovare la rotta. Sono lontani i tempi dei trionfi, delle gioie e dei record. E il Diavolo è costretto a salutare, giorno dopo giorno, tutti i pezzi di quel meraviglioso mosaico che dominò l’Italia, l’Europa e il Mondo.

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