La partita contro il Genoa potrebbe aver aperto uno spiraglio importante nel percorso tattico del Milan di Massimiliano Allegri. Sotto nel punteggio e con la necessità di ribaltare l’inerzia del match, il tecnico rossonero ha abbandonato per la prima volta in stagione il 3-5-2, tornando a un sistema più familiare: il 4-3-3. Una scelta figlia dell’emergenza, ma che ha prodotto indicazioni tutt’altro che banali in ottica futura.
Il cambio di assetto ha restituito centralità agli uomini offensivi più rappresentativi. Con un centravanti vero come Fullkrug a presidiare l’area, il Milan ha guadagnato peso specifico negli ultimi sedici metri, qualcosa che era spesso mancato con Leao utilizzato in posizioni meno congeniali. Il portoghese, riportato largo a sinistra, è tornato a fare ciò che gli riesce meglio: puntare l’uomo, creare superiorità e spaccare le partite nell’uno contro uno. Sulla corsia opposta, Pulisic ha confermato la sua duttilità, muovendosi con intelligenza tra fascia e mezzi spazi.
Il problema, però, si chiama Alexis Saelemaekers. Il belga è uno degli uomini chiave del Milan di Allegri, fondamentale per equilibrio, gestione del pallone e sacrificio tattico. Il 4-3-3, così come visto contro il Genoa, lo esclude o lo costringe a un arretramento che ne limita fortemente l’impatto. Non è un dettaglio da poco, soprattutto considerando che il Milan non ha un vero terzino destro di ruolo: adattare Tomori o affidarsi ad Athekame non offre le stesse garanzie, e arretrare Saelemaekers significherebbe snaturarne le qualità.
Allegri difficilmente cambierà pelle in modo definitivo, ma è evidente come l’arrivo di Fullkrug abbia ampliato le soluzioni offensive. Il tedesco non può essere solo una carta da giocare nei momenti di difficoltà: la sua presenza fissa in area può rappresentare una chiave per aumentare la pericolosità di una squadra che concede poco, ma spesso costruisce altrettanto poco.
Il 4-3-3 diventa così una tentazione concreta, una possibile cerniera tra solidità difensiva ed efficacia offensiva. Una scelta complessa, che impone rinunce e compromessi, ma non più rimandabile. Ora spetta ad Allegri contro la Fiorentina domenica decidere se trasformare un’intuizione nata dall’emergenza in una soluzione strutturale per il futuro del Milan.
