I Mondiali 2026 generano un impatto economico di quasi 41 miliardi di dollari di PIL. Il torneo produce inoltre un giro d’affari diretto pari a 13 miliardi, numeri che fotografano l’enorme capacità dell’evento di muovere risorse e consumi attorno al calcio internazionale.
L’assenza dell’Italia dalla rassegna pesa su più fronti: secondo i dati disponibili, il 62% degli italiani avrebbe seguito il torneo se la Nazionale fosse stata qualificata, mentre un italiano su tre avrebbe partecipato a scommesse sportive legate alla competizione. Sono cifre che traducono in opportunità concrete mancanti: meno attenzione televisiva e digitale, minore partecipazione ai flussi di intrattenimento legati al calcio e una fetta di domanda per prodotti e servizi che resta inattiva.
Il confronto tra l’indotto complessivo del Mondiale e il comportamento dei tifosi italiani mette in luce un doppio effetto. Da un lato c’è il valore economico complessivo dell’evento, con un impatto macroscopico sul PIL e un consistente giro d’affari diretto. Dall’altro c’è il potenziale di engagement che una Nazionale qualificata avrebbe catalizzato, traducendosi in audience, consumi e attività legate anche al gioco d’azzardo sportivo.
Ora la prospettiva per il calcio italiano è capire come recuperare quelle opportunità perse: aumentare l’appeal verso i tifosi, lavorare sui format che riducano l’effetto dell’assenza e valorizzare al massimo le partecipazioni future. Il nodo aperto resta la capacità di trasformare la mancata presenza in un progetto capace di riportare entusiasmo, visibilità e ricavi quando la Nazionale tornerà protagonista nelle grandi competizioni.

