Il Mondiale 2026 ha stabilito nuovi primati di pubblico: 3.605.357 spettatori complessivi, superando il record del 1994, con un tasso di riempimento degli stadi che si attesta al 99,6% dopo il secondo turno della fase a gironi.
Avevamo già raccontato l’impatto economico enorme del torneo e la perdita di opportunità per il calcio italiano in assenza della Nazionale. Oggi l’attenzione si sposta sui numeri di audience e sul dibattito sul formato del torneo.
Sul fronte televisivo la partita più vista in chiaro è stata Francia-Senegal, seguita da 5,6 milioni di spettatori su Rai 1, a conferma dell’appeal globale di alcune sfide della fase iniziale. Sul versante dei prezzi, emerge un dato che farà discutere: il biglietto stimato per la finale di New York è vicino agli 8.700 dollari, circa cinque volte il costo registrato nel 2022 in Qatar.
In mezzo a questi record si riaccende il confronto sul futuro formato del Mondiale. Il presidente FIFA Gianni Infantino ha ammesso: “Abbiamo discusso di un Mondiale con 64 nazionali, ma ora godiamoci questa edizione a 48.” La proposta di allargamento non è nuova e trova anche difensori di peso: Michel Platini ha difeso l’allargamento a 48 squadre come necessario.
La prospettiva è duplice. Da un lato i numeri certificano l’interesse e la capacità del torneo di richiamare pubblico e audience; dall’altro le cifre sui biglietti e le discussioni sull’espansione a 64 sollevano questioni pratiche e politiche che la FIFA dovrà affrontare nelle prossime settimane. Resta da vedere se le valutazioni sui costi per i tifosi e l’organizzazione spingeranno verso una revisione del formato o verso misure di contenimento dei prezzi per non compromettere l’accessibilità dell’evento.

