Raffaele Palladino inaugura ufficialmente la sua avventura all’Atalanta e lo fa con un messaggio chiaro, diretto, identitario. Alla New Balance Arena di Bergamo, davanti alla scritta “Benvenuto Raffaele Palladino”, il nuovo allenatore si presenta con entusiasmo, visione e quella determinazione che nei piani societari deve diventare la scintilla della rinascita nerazzurra. Accompagnato dall’ad Luca Percassi, che gli ha rivolto un “grande ed enorme in bocca al lupo”, Palladino ha spiegato di aver atteso questa chiamata: “Ho avuto tante proposte, ma per me l’Atalanta è un top club. Quando è arrivata, non ho avuto dubbi”.
Il suo debutto sarà subito in salita: sabato la squadra farà visita al Napoli, mentre la classifica — un tredicesimo posto lontano dagli obiettivi stagionali — impone una scossa immediata. Palladino ha individuato pochi, essenziali tasti su cui far leva: “Ho insistito sul DNA Atalanta: intensità, sacrificio, filosofia del lavoro. C’è poco tempo, ma dobbiamo ottenere il massimo. Qui ho trovato valori tecnici e umani importanti”.
Inevitabile il riferimento al passato recente e alla continuità con la scuola gasperiniana. Palladino ha salutato e ringraziato Ivan Juric, suo predecessore, per aver lasciato una squadra in buone condizioni fisiche: “Gasperini non mi ha chiamato, ma per me è stato un maestro. Qui ha fatto qualcosa di indelebile. Io metterò idee nuove, ma il dogma resta quello di provare a comandare le partite”. Il tecnico ha ribadito la sua volontà di costruire una squadra coraggiosa, aggressiva e con voglia di riscatto: “Non meritiamo questa classifica, ma va dimostrato sul campo. Poche parole e molti fatti”.
Sul piano tattico, Palladino non rinnega il 3-4-2-1 impostato negli ultimi anni, ma apre a soluzioni modulabili: “Non sono un integralista. Cerco il vestito giusto per la squadra. Possiamo mantenere il doppio trequartista o passare al 3-4-1-2”. Grande attenzione al reparto offensivo, dove le alternative non mancano: “Credo tanto in Lookman. L’ho chiamato durante la sosta come ho fatto con tutti i nazionali. Valuterò il suo impiego. Scamacca sta bene, è tornato con grande voglia e ha potenzialità enormi. Maldini? Conosco Daniel e credo molto in lui: quando avrà la possibilità dovrà sfruttarla”.
Il nuovo tecnico vuole un attacco più presente nell’area avversaria e responsabilizza tutto il reparto: “Abbiamo un potenziale offensivo incredibile. Gli attaccanti devono portare gol, ma sono io a dover mettere la squadra nelle condizioni di segnare di più”.
Infine, gli obiettivi: testa bassa, pedalare e tornare in Europa. Un punto fermo della filosofia del club. “L’Atalanta è abituata alle coppe e la rosa è forte. Dobbiamo riportare questa squadra ai livelli cui è sempre appartenuta. Indossare questa maglia significa orgoglio, passione e sacrificio. Vogliamo riportare entusiasmo ai tifosi”.
Con un debutto immediatamente probante e tre competizioni da affrontare, Palladino inizia la sua missione nerazzurra puntando su intensità, coraggio e identità: l’Atalanta vuole tornare a correre.
