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Perché al Giro d’Italia si vince la Maglia Rosa? Breve storia del simbolo della corsa a tappe più famosa d’Italia

Bottadiculo

Il Giro d’Italia 2018, edizione numero 101 della corsa organizzata dalla Gazzetta dello Sport, si appresta a radunare intorno a sé, come ogni anno, centinaia di migliaia di persone lungo tutta la penisola. Una vera e propria festa popolare che unifica il Paese e riesce a testimoniare il forte legame con uno sport faticoso come il ciclismo.

Come ogni anno, quindi, alla fine della corsa sarà assegnata la maglia rosa, premio che spetta al corridore che avrà infranto la resistenza di tutti gli altri sul traguardo finale. La domanda che da sempre in molti si pongono al riguardo è la seguente: perché la maglia che spetta al trionfatore è rosa?

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Armando Cougnet, l’uomo che ha inventato la maglia rosa

Armando Cougnet è un nome che magari pochi conoscono al di fuori dell’ambiente ciclistico. Eppure è un nome chiave nella storia che stiamo raccontando. Fu proprio lui, infatti, il primo organizzatore del Giro d’Italia, di cui del resto era l’ideatore.

Nel 1931 ancora lui ebbe l’idea di introdurre una maglia che andasse a individuare il leader della corsa al termine di ogni tappa, ovvero il corridore che cumulando i tempi aveva impiegato di meno sino a quel momento per tagliare il traguardo. Un’idea già in voga al Tour de France, ove il colore prescelto all’uopo era il giallo.
Il primo a indossarla fu il grande Learco Guerra, trionfatore della prima tappa dell’edizione di quell’anno, da Milano a Mantova.

Si fa presto a dire rosa

Se tutti sanno che la maglia rosa è il simbolo identificativo del leader della corsa, pochi sanno perché fu scelto questo colore. Una scelta che in pratica è un omaggio alla Gazzetta dello Sport, ovvero il giornale che da sempre organizza la corsa a tappe e noto agli sportivi come la “rosea”.

Il problema è che il rosa in questione non è mai stato codificato con precisione. Se infatti nell’edizione del centenario è stato usato il Pantone 190 C, nelle altre edizioni il colore ha assunto una serie infinita di sfumature.

Il Museo del Ghisallo

Per capirlo basta fare un salto al Museo del Ghisallo, la salita che si dipana sopra il Lago di Como, ove sono conservati vari esemplari della maglia rosa. Gli stendini di legno sono infatti chiamati a custodire maglie color salmone, pesca, fucsia, cipria, rosa nudo e corallo, fenicottero e altri.

A istituire questa suggestiva struttura museale è stato Federico Meda, giornalista che si è dedicato al compito seguendo l’idea che la maglia rosa dovesse essere di tutti, a simboleggiare il fatto che il ciclismo è uno sport di popolo, del tutto gratuito.

La prima maglia rosa

Per tornare alla prima maglia rosa, occorre infine ricordare come essa fosse di lana grezza,  dotata di collo alto e di due tasche sul davanti chiuse da bottoni. Il suo peso ammontava a circa 3 etti e il rosa scelto era abbastanza sfumato, come il colore delle pagine della Gazzetta della Sport dell’epoca, prodotti con la carta che costava meno. Qualcosa quindi di molto diverso dai materiali avveniristici prodotti ai giorni nostri.

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