Pubblicata in Gazzetta la sentenza UE C-421/24: hosting provider può essere ritenuto responsabile per pubblicità al gioco illegale

La Corte di Giustizia UE ha pubblicato la sentenza C-421/24 il 21/09/2026: gli hosting provider che analizzano contenuti e stipulano partnership commerciali non possono invocare la deroga di responsabilità per pubblicità al gioco illegale; Google Ireland può essere ritenuta responsabile.

Pubblicata in Gazzetta la sentenza UE C-421/24: hosting provider può essere ritenuto responsabile per pubblicità al gioco illegale

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha pubblicato sulla Gazzetta europea il 21 settembre 2026 la sentenza nella causa C-421/24, che chiarisce i confini della responsabilità degli hosting provider per la pubblicità al gioco d’azzardo illegale. A darne notizia sono Agipronews e PressGiochi.

La Corte ha stabilito che un operatore che, nell’ambito di un accordo di partnership commerciale, analizza il tema principale di un canale YouTube, i video più visualizzati e i metadati, acquisisce una conoscenza concreta dei contenuti e non può beneficiare della deroga alla responsabilità prevista per i prestatori di servizi intermediari. Inoltre la Corte ha ritenuto che l’attività di hosting di video con pubblicità al gioco rientra nella normativa UE sul commercio elettronico (Direttiva 2000/31/CE) e non nell’esclusione prevista per i giochi d’azzardo.

Nel testo della sentenza la Corte precisa anche che Google Ireland può essere ritenuta responsabile per i video di un creatore di contenuti che ha promosso giochi d’azzardo in violazione della legge italiana. Questa indicazione collega direttamente la decisione al contesto normativo nazionale, laddove la promozione di giochi non autorizzati è valutata alla luce della normativa interna.

La pronuncia fornisce un quadro giuridico più netto sulla soglia in cui l’attività commerciale e di controllo sui contenuti da parte delle piattaforme esclude la protezione degli intermediari. Restano aperti i nodi applicativi su come provider, piattaforme e creator calibreranno i loro accordi commerciali e le pratiche di moderazione per adattarsi a questi criteri giurisprudenziali.