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Qual è stata la partita di calcio con più autogol?

Bottadiculo

L’autorete può essere un evento traumatico per il giocatore che la causa. Ne è eloquente testimonianza la vicenda di Comunardo Niccolai, forte stopper del Cagliari campione d’Italia nel 1970. Il forte difensore isolano, infatti, proprio all’apice della sua carriera, all’inizio degli anni ’70, iniziò a farsi autosegnature una dietro all’altra. La straordinaria caratteristica di questi autogoal, però, non stava tanto nel fatto di far perdere punti preziosi alla sua squadra, ma proprio nella pregevole fattura che li distinse. Di testa in tuffo, cercando di liberare in angolo cogliendo invece l’incrocio dei pali, con retropassaggi azzardati, ad un certo punto Niccolai divenne un vero e proprio incubo per il povero Ricky Albertosi. Allo stesso tempo, però, divenne una vera e propria icona in un calcio nel quale lo 0-0 era quasi una regola scritta.

Una partita farsa

L’autogoal è un evento raro, al netto delle nuove regole, secondo le quali come tale diventa solo un tiro che si avviava fuori dallo specchio della porta prima di esservi deviato da un giocatore della squadra che la difende. Regole che hanno sostituito quelle valide in precedenza, che invece trasformavano in una autorete tutti i tiri deviati da un giocatore nella propria porta, indipendentemente dalla loro direzione.
Proprio il fatto che rappresenti un evento raro, spinge quindi molti appassionati dello sport calcistico a porsi una precisa domanda: qual è stata la partita che ha visto il maggior numero di autoreti?
Una domanda molto precisa che, almeno al momento e da un punto di vista puramente numerico, ha una risposta altrettanto precisa: a vantare il record è una gara disputata tra il 31 Ottobre del 2002, in Madagascar, tra il So de l’Emynre e l’AS Adema, in cui la prima squadra ha segnato volontariamente ben 149 autogol,  in clamoroso segno di protesta contro una decisione con la quale l’arbitro della contesa aveva sanzionato il proprio allenatore.

Frank Sinclair e Stan van Den Buys

Se invece si limita la ricerca al giocatore che ha segnato il maggior numero di autoreti nel corso della sua carriera, il record spetta a Frank Sinclair, un difensore giamaicano il quale è riuscito a mandare la sfera di cuoio nella propria porta per ben 25 volte nel corso della sua carriera. Si può facilmente immaginare l’imbarazzo dei portieri che lo hanno avuto come compagno, dovendo curarsi più di lui che degli attaccanti avversari.
Altro primato notevole è poi quello spettante a Stan van Den Buys, difensore del Germinal Ekeren, che in una partita del massimo campionato belga disputata nel 1996 consegnò praticamente l’intera posta all’Anderlecht, segnando ben tre autoreti che vanificarono le due segnature messe a segno dai propri attaccanti.

E in Italia?

Abbiamo già ricordato il povero Comunardo Niccolai, ancora oggi ricordato dagli appassionati di calcio più vecchi, il quale però circoscrisse in fondo le sue “prodezze” nell’arco di un paio di anni. Il record di autoreti nell’arco della propria carriera spetta invece ad altri due fortissimi difensori, di epoche meno remote, ovvero Riccardo Ferri (Inter e Sampdoria le maglie vestite in carriera) e Franco Baresi (Milan). Entrambi hanno infatti trafitto la propria porta per 8 volte, nonostante si tratti di due dei migliori difensori della storia del calcio tricolore del dopoguerra.
Per loro fortuna a nessuno è venuto in mente di riservargli l’atroce destino toccato in sorte a Andrès Escobar, numero 2 della Nazionale colombiana, autore di un autogol che decretò l’eliminazione della squadra dal Mondiale del 1994, disputato negli USA. Escobar fu ucciso da Humberto Muñoz Castro, una guardia giurata provvista di mitraglietta, all’uscita da una discoteca, proprio per punirlo dell’autorete che aveva in pratica estromesso la sua nazionale dalla kermesse iridata, sancendone la sconfitta contro la squadra di casa.

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