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Quanto dura una partita di calcio

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Quanto dura una partita di calcio? Sembra una domanda abbastanza assurda, ma a ben pensarci non lo è. Se è infatti vero che la durata canonica di una partita è di novanta minuti, più eventuale recupero, sono ormai sempre di più coloro che fanno riferimento alla durata effettiva della gara, sul modello del basket, che nel nostro Paese, ad esempio, si aggira intorno ai 60 minuti. Un orientamento che ha peraltro spinto le istituzioni calcistiche ad interrogarsi sulla necessità di dotarsi di un sistema di conteggio del tempo diverso da quello tradizionale, da sempre in uso.

Novanta minuti? Non sempre è così

Va peraltro detto che se le regole del gioco codificate in Inghilterra hanno indicato nei canonici novanta minuti la durata di una partita di calcio, il football delle origini spesso ha fatto a meno di questo indice di riferimento. Basterebbe pensare che nel 1907 la Lazio fu invitata a giocare una partita in Toscana, contro la vincente di un torneo tra squadre locali. All’atto pratico, però, i giocatori biancocelesti si ritrovarono a dover giocare tre gare contro Lucca, Pisa e Livorno, con una dilatazione dei tempi di gioco dipendenti dall’umore di supporter e dirigenti toscani. Era quello un calcio ruspante, nel quale mancava spesso l’ufficialità, quindi soggetto a notevoli mutamenti derivanti dalla passione, tali perciò da spingere chi poteva a forzare le regole, come successe appunto quel giorno.

Quando è stato introdotto il recupero?

Va però specificato che il calcio dell’epoca si era già dotato di regole ben precise, tra le quali appunto quello che doveva essere il tempo regolamentare della partita, appunto 90 minuti, cui dovevano poi essere aggiunti quelli di recupero. Minuti che erano stati aggiunti per impedire che i giocatori potessero ricorrere a veri e propri stratagemmi, come quello cui ricorse il portiere dell’Aston Villa, William Dunning,  nel 1892 in una gara contro lo Stoke City. Quel giorno, infatti, la sua squadra stava conducendo in porto la gara con il minimo scarto, quando l’arbitro fischiò il calcio di rigore che avrebbe potuto consentire allo Stoke di pareggiare i conti. Mancando solo due minuti al novantesimo minuto, Dunning pensò bene di calciare il pallone oltre le reti di recinzione del campo, in modo da rendere più difficoltoso possibile il recupero della sfera di cuoio e portare così la gara oltre il limite regolamentare. Cosa che era in effetti accaduta, costringendo l’arbitro a decretare la fine della contesa prima che il penalty potesse essere battuto. Ne conseguì appunto l’introduzione del recupero, in modo tale che non si potessero più ripetere episodi di questo genere.

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