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Quanto è lungo un campo di calcio?

Campo Testaccio
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Quanto è lungo un campo di calcio? La domanda potrebbe sembrare abbastanza assurda, ma non lo è, considerato come anche a livello professionistico sia possibile vedere campi molto più grandi di altri o vere e proprie trappole, congegnate proprio allo scopo di impedire alle squadre più tecniche di avere gli spazi per far valere il maggiore tasso in tal senso. Basti pensare ad esempio al Camp Nou di Barcellona, ove le misure sono portate al massimo possibile proprio al fine di consentire ai blaugrana di poter evidenziare il loro gioco su spazi più larghi.

Cosa dice il regolamento

Il regolamento relativo alla lunghezza del campo di gioco fa riferimento a quanto deciso dall’IFAB, International Football Association Board, un organismo internazionale di stanza a Londra dal 1896, secondo il quale la misura doveva andare da un minimo di 90 ad un massimo di 110 metri. Nelle gare internazionali, però, la misura minima passa a 100, mentre la FIFA raccomanda a sua volta i 105 metri. Come si può capire, la preoccupazione è proprio quella di fissare dei minimi da rispettare, più che delle misure standard.
Da questo fatto ne deriva la possibilità per ogni squadra di decidere autonomamente la lunghezza del rettangolo di gioco, a patto di rispettare i limiti minimi e massimi. In Italia, ad esempio, il campo più lungo in assoluto è il San Paolo di Napoli, che raggiunge appunto i 110 metri.

Il caso di Campo Testaccio

Nella storia del calcio italiano, un posto molto importante è rivestito da Campo Testaccio, la mitica tana della Roma negli anni ’30. Costruito sul modello del campo dell’Everton e con le tribune in legno dipinte in giallo e rosso, Campo Testaccio godeva di una particolarità assolutamente unica, ovvero era stato fatto in modo da poter avere misure variabili, sia in lunghezza che in larghezza, lasciando appunto una striscia di terreno supplementare che consentiva la massima elasticità in tal senso. Quando quindi la squadra giallorossa doveva affrontare squadre meno dotate tecnicamente, il campo veniva allungato sino al massimo consentito, mentre se a Testaccio arrivavano la Juventus o l’Ambrosiana, si faceva in modo da restringere il rettangolo, dando così modo ad Attilio Ferraris IV di ringhiare a danno degli avversari. Come successe ai danni del povero Mumo Orsi nella gara che la Roma vinse 5-0 ai danni della Juventus il 15 marzo 1931, giorno in cui l’ala sinistra dei sabaudi finì più volte fuori dal campo a seguito delle vigorose cariche del futuro Leone di Highbury.

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