Il Sunday Times ha pubblicato online la Rich List 2026, la classifica dei 350 britannici più ricchi. Otto figure del mondo del betting compaiono tra i nomi.
La famiglia Coates — Denise, John e Peter, i fondatori di Bet365 — guida il settore al 17° posto con £9.73 miliardi di patrimonio stimato, £283 milioni in più rispetto all’anno scorso. Fred e Peter Done, i fondatori di Betfred, registrano il salto più vistoso del comparto: +£700 milioni in dodici mesi, fino al 46° posto con £3.61 miliardi. Mark Scheinberg, il co-fondatore di PokerStars che vendette tutto ad Amaya per 4.9 miliardi di dollari nel 2014, cede invece £192 milioni e si attesta a £4.89 miliardi al 37° posto. Ian e Richard Livingstone, ricchi di immobili londinesi ma in lista grazie a una quota nel fornitore di live casino Evolution, scendono dal 28° al 32° con £5.69 miliardi, un arretramento che riflette il calo del titolo in un anno di stretta normativa europea. Più in basso: Michael Tabor, proprietario di BetVictor, a £800 milioni. Ruth Parasol, fondatrice di PartyGaming nel 1997 e poi transitata verso bwin e infine GVC/Entain, a £780 milioni. Tony Bloom a £779 milioni. Will Roseff, direttore e azionista con circa il 6.7% di Bet365, a £591 milioni.
L’assenza che fa rumore è quella di Teddy Sagi. L’anno scorso era al 39° posto con £5 miliardi. Quest’anno non c’è. Il Sunday Times segnala un esodo generale di ricchi dalla Gran Bretagna in seguito ai cambiamenti fiscali sui non-domiciliati introdotti dal governo Reeves. La lettura prevalente nel settore collega l’uscita di Sagi a queste dinamiche, ha la cittadinanza israeliana e cipriota, vive tra Londra, Dubai, Cipro e Israele, ma la causalità diretta non è stata confermata pubblicamente. Il mercato UK resta comunque nel suo radar: a novembre 2025 ha quotato Winvia Entertainment su AIM a £205 milioni. Questo è il quadro. Ora viene la parte che interessa davvero.

Cosa rappresenta davvero quella tabella
La Rich List viene letta ogni anno con la stessa combinazione di ammirazione e invidia con cui si sfoglia Forbes. Grandi numeri, grandi nomi, grandi vite. Raramente con la domanda più ovvia: da dove vengono quei soldi, esattamente?
I £9.73 miliardi della famiglia Coates non sono ricchezza creata nel senso in cui la crea chi inventa qualcosa di nuovo. Sono il risultato dell’overround applicato su scala industriale per quasi trent’anni. Ogni quota offerta da Bet365 su ogni mercato del mondo vale meno del 100% di probabilità reale, la differenza è il margine dell’operatore, il vig, la sovraquota. Su un singolo mercato sembra poca roba: uno o due punti percentuali, a volte meno. Moltiplicati per miliardi di transazioni, anno dopo anno, su decine di sport e centinaia di paesi, quella frazione diventa un patrimonio generazionale. Non c’è trucco. È matematica applicata con pazienza industriale.
I £700 milioni guadagnati dai fratelli Done in un solo anno, su oltre 1.300 negozi fisici nel Regno Unito più dieci stati americani, confermano la stessa logica. Il betting retail, che qualcuno dava per spacciato nell’era delle app, continua a generare ritorni che la maggior parte dei settori si sogna. Chi gestisce il banco, anche quello di mattoni, dorme bene.
Non è un giudizio morale. È una descrizione del meccanismo. Capirla non rende il gioco meno divertente, lo rende leggibile. E un gioco leggibile è già un gioco più giocabile.
Sagi sparisce. Il fisco rimane.
L’eventuale uscita fiscale di Sagi non è solo gossip da Rich List. Racconta un cambio di clima che, nel tempo, potrebbe riguardare anche chi scommette, non solo chi possiede un bookmaker.
Il governo britannico ha annunciato nel Budget 2025 due aumenti significativi: la tassa sui casinò online sale al 40% con decorrenza aprile 2026, mentre quella sulle scommesse sportive raggiunge il 25% da aprile 2027. Flutter, Entain ed Evoke hanno già dichiarato impatti materiali sui propri profitti. Quando l’operatore paga più tasse, la pressione sui margini è reale, anche se la trasmissione del costo ai clienti non è automatica e dipende da mercato, prodotto e intensità della concorrenza.
Per chi pratica il value betting in modo sistematico, il ragionamento vale comunque la pena di tenerlo a mente: il mercato UK, già più rigido di altri in termini di quote medie, potrebbe diventare meno ospitale per il punter attento nei prossimi anni. Non è una certezza, ma è un segnale da monitorare, soprattutto sulla closing line dei principali mercati calcio e tennis dove la stretta è più visibile.

Il caso più documentato di chi ha scommesso bene
Tra i nomi della lista c’è uno che non ha fondato un bookmaker. Non ha costruito una piattaforma, non ha aperto sale scommesse, non ha venduto software di gioco ad altri operatori. Ha scommesso. E ora vale £779 milioni.
Tony Bloom, al 199° posto, è ampiamente considerato il caso più sofisticato e documentato di ricchezza costruita attraverso il betting data-driven. La sua operazione, Starlizard, non è un servizio di tipster. Non vende pronostici, non ha un canale con migliaia di follower entusiasti, non propone abbonamenti con “il sistema infallibile”. È un’impresa di analisi dati applicata al calcio: modelli probabilistici aggiornati in tempo reale, gestione del bankroll con la disciplina di un fondo d’investimento, selezione delle giocate orientata al closing line value. Bloom è anche proprietario del Brighton & Hove Albion, non è una coincidenza, il club è un laboratorio di applicazione degli stessi principi quantitativi al calcio giocato.
Nei forum e nei gruppi Telegram del betting italiano, quelli seri, quelli dove si discute di CLV e non di “la sento bene questa”, il nome di Bloom circola da anni. Sempre con lo stesso equivoco di fondo. “È la prova che si può vincere,” scrive qualcuno ogni volta che esce una notizia su di lui. Come se il messaggio fosse ispirazionale, non tecnico. Un value bettor che la redazione segue da anni lo ha sintetizzato meglio di chiunque altro: “Il bettor medio cita Bloom come un calciatore cita Messi, per sognare, non per studiarne il metodo.”
La differenza tra Bloom e il punter medio non è il talento innato. È la costruzione sistematica di un vantaggio informativo e la disciplina assoluta nell’applicarlo senza deviazioni emotive. Ogni giocata risponde alla stessa domanda: la quota offerta è superiore al valore atteso reale di quel risultato? Se sì, si entra. Se no, si passa. Senza narrativa, senza intuizione da spogliatoio, senza “ma la squadra è in forma.”
Certo, qualcuno obietterà che Starlizard opera su volumi e con risorse che nessun punter individuale può replicare. Vero sulla scala. Non lo è sul metodo. La closing line esiste come dato osservabile su piattaforme come Pinnacle e Betfair Exchange, che riflettono il consenso del mercato al momento della chiusura. Confrontare dove hai scommesso con dove si è chiuso il mercato è un esercizio che dura due minuti e dice più di qualsiasi statistica di rendimento personale. Se batti sistematicamente la chiusura, stai facendo qualcosa di giusto. Se la closing line ti supera sempre, stai pagando il margine, come tutti gli altri.
Dall’altra parte dello specchio
La Rich List 2026 fotografa otto persone con patrimoni nell’ordine delle decine di miliardi di sterline, costruiti sull’assunto che la legge dei grandi numeri lavora sempre dalla parte di chi offre la quota. È così. Non cambierà.
Ma la stessa legge, applicata diversamente, con disciplina, modelli e la pazienza di un gestore di fondi che non guarda il singolo trade, ha portato Tony Bloom al 199° posto. Non come eccezione miracolosa. Come risultato di un approccio replicabile in principio, anche se non in scala.
Il bettor che legge questa lista e ci vede solo i cattivi del gioco ha già perso metà della partita. Il bettor che ci legge un caso di studio su come funziona davvero il mercato delle scommesse ha capito qualcosa che vale più di qualsiasi combinata del fine settimana.
Chi gestisce il banco diventa miliardario. Chi studia il banco con i numeri può diventare ricco. Chi gioca senza capire il banco contribuisce al patrimonio di entrambi. La prossima volta che apri un’app di scommesse, ricordati che dall’altra parte dello specchio ci sono £9.73 miliardi. L’unica domanda che conta, a quel punto, è una sola. Stai scommettendo come Bloom o stai pagando il suo stipendio?
