Sei club di Serie A a rischio blocco del mercato: il nuovo “costo del lavoro allargato” accende l’allarme

Lazio, Napoli, Atalanta, Fiorentina, Torino e Genoa devono rientrare nei nuovi parametri economici per evitare limitazioni già a gennaio.

pallone Serie A

Un nuovo parametro finanziario rischia di cambiare il volto del prossimo mercato di gennaio in Serie A. Dopo l’indice di liquidità, negli uffici della FIGC è entrato in vigore un indicatore ancora più stringente: il “costo del lavoro allargato”, un rapporto che mette a confronto stipendi, contributi e ammortamenti dei calciatori con i ricavi del club. Una soglia che fino a oggi non aveva mai rappresentato un vero ostacolo, ma che dal giugno 2026 verrà abbassata dall’attuale 80% al 70%. Una modifica che potrebbe avere effetti immediati già nella finestra invernale.

Secondo quanto emerso, sei società rischiano di presentarsi al mercato con le mani legate: Lazio, Napoli, Atalanta, Fiorentina, Torino e Genoa. Per loro, la possibilità di acquistare giocatori dipenderà dalla capacità di generare plusvalenze, tagliare costi o procedere con aumenti di capitale. La Lazio è il caso più emblematico: già bloccata in estate, potrebbe affrontare anche il mercato di gennaio senza margini di manovra, a meno di interventi straordinari sulla struttura economica del club.

Entro il 30 novembre tutte le società dovranno trasmettere i bilanci aggiornati al 30 settembre alla nuova Commissione federale, incaricata di valutare i parametri prima dell’ultimo passaggio in FIGC. Sarà questo l’esame decisivo per capire quali club potranno operare liberamente e quali dovranno adattarsi a una sessione di mercato condizionata da vendite e bilanciamento dei conti.

A complicare ulteriormente il quadro c’è l’orizzonte europeo: dal 2026 entreranno in vigore anche i nuovi requisiti economici Uefa, un pacchetto di norme che punta a ridurre in modo drastico il rapporto tra spese e ricavi. Chi non rispetterà gli indicatori stabiliti dall’organo europeo rischierà multe pesanti e restrizioni sulle operazioni di mercato.

Il cambiamento nasce con un obiettivo preciso: incentivare la sostenibilità economica e incoraggiare i club a sviluppare talenti interni. Non a caso, l’indice esclude dal conteggio gli Under 23 italiani, una scelta che punta a valorizzare i vivai e ridurre la dipendenza dagli investimenti esterni. Una filosofia in linea con le strategie adottate in altri campionati, ma che in Italia potrebbe creare più di qualche grattacapo.

Per le società coinvolte, il mese di novembre rappresenta quindi un crocevia decisivo. Se i bilanci non rispetteranno i parametri, il mercato di gennaio potrebbe trasformarsi in una sessione di sopravvivenza, con l’obbligo di operare a saldo zero o di intervenire sui conti con operazioni mirate. Un segnale chiaro: il calcio italiano si avvia verso un modello più rigido e sostenibile, dove la gestione economica conterà quanto – e forse più – della qualità tecnica.