Shelton chiede più voce agli Slam: «Non è solo questione di soldi»

Ben Shelton reclama un ruolo consultivo per i giocatori nei tornei del Grande Slam e definisce il calendario tennistico «insostenibile», tra eventi di 12 giorni e rischio infortuni.

Ben Shelton

Ben Shelton ha rilanciato la protesta dei giocatori chiedendo che gli atleti abbiano un ruolo consultivo nei tornei del Grande Slam. Secondo il giovane americano, la richiesta di aumentare i premi non è soltanto una questione economica ma riguarda il benessere dei tennisti e la mancanza di confronto nelle decisioni che incidono sul loro lavoro.

A scanso di equivoci, Shelton ha spiegato che la discussione non si limita ai compensi: il problema, a suo dire, è un circuito che sta diventando insostenibile per molti giocatori. Ha puntato il dito contro la densità del calendario e la formula di alcuni eventi, parlando in particolare di tornei di 12 giorni estenuanti che, combinati con una stagione fitta di appuntamenti, aumentano il rischio di infortuni e compressione dei tempi di recupero.

La novità più netta nella posizione di Shelton è la richiesta che ai giocatori venga riconosciuta una vera voce nelle scelte organizzative: non solo consultazioni informali, ma un coinvolgimento nelle decisioni sulla durata dei tornei e sulla possibile aggiunta di giorni extra per alleggerire la compressione del calendario.

Il richiamo è diretto ai vertici dei Major: Shelton chiede di passare dalle parole a pratiche concrete di consultazione, con l’obiettivo dichiarato di tutelare la salute degli atleti e la qualità del circuito. Resta ancora aperto il nodo principale: se e come gli organizzatori dei tornei del Grande Slam accoglieranno questa richiesta di partecipazione alle scelte che riguardano il calendario e la programmazione.