C’è un’offerta vera, c’è una scadenza che si avvicina e c’è un attaccante che, per ora, preferisce guardarsi intorno. La storia del rinnovo di Dusan Vlahovic con la Juventus è tutta qui, in questo equilibrio sospeso tra una proposta concreta e un’attesa che profuma di Europa che conta. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport e da calciomercato.com, i bianconeri hanno messo sul piatto un prolungamento da circa 6 milioni netti più bonus, ma il serbo e il suo entourage hanno deciso di non rispondere subito. Vogliono vedere se si muove qualcosa dall’estero, Bayern Monaco o Barcellona in cima alla lista dei desideri.
L’offerta, la scadenza, il messaggio
Il dato che pesa più di tutti è uno: il contratto di Vlahovic scade a giugno 2026. Tradotto, significa che il giocatore ha in mano la libertà di scegliere dove giocherà la prossima stagione, e questa libertà vale tanto quanto un ingaggio. La proposta della Juventus, infatti, si aggira intorno ai 6 milioni netti a stagione, una cifra che secondo le fonti è sensibilmente inferiore a quanto il centravanti percepisce oggi in bianconero. Non è una mancanza di stima, è una questione di sostenibilità: i tempi di certi ingaggi sono finiti, anche a Torino.
Dall’altra parte del tavolo, però, il padre di Vlahovic e chi lo gestisce aspettano. Aspettano che si materializzi una chiamata da quelli che, nelle gerarchie del calcio europeo, contano davvero. Le indiscrezioni parlano di un possibile ruolo da vice di Harry Kane al Bayern Monaco, oppure di un’opzione per il dopo Lewandowski al Barcellona. Sono scenari, non offerte sul tavolo: lo precisano le stesse fonti, e va ricordato per non confondere i sogni con i contratti firmati.
Spalletti lo vuole, la Juve non vuole strappi
Sul piano tecnico, dentro lo spogliatoio bianconero, non c’è nessuna frattura. Luciano Spalletti continua a considerare Vlahovic una pedina centrale del suo progetto, e la società, secondo la Gazzetta, ha scelto la linea della pazienza. Niente ultimatum sbattuti in faccia, niente comunicati di rottura. La Juve sa con chi ha a che fare e prova a tenere aperto il dialogo.
Il problema, però, è che la pazienza ha un limite, e quel limite è scritto nel calendario. Le fonti indicano la fine di maggio come spartiacque: oltre quella data, la dirigenza dovrà iniziare a programmare la prossima stagione, e non si può programmare con un attaccante in bilico tra il restare e il partire a parametro zero.
La voce di Corvino
A mettere il proprio cappello sulla vicenda ci ha pensato anche Pantaleo Corvino, l’uomo che a suo tempo portò Vlahovic in Italia ai tempi della Fiorentina e che ne ha seguito da vicino la crescita. Il suo intervento, raccolto da calciomercato.com, è stato misurato e affettuoso. Corvino non entra nel dettaglio dei numeri né delle trattative, preferisce rimanere su un piano più alto: ha definito la Juventus «un top club» e ha ricordato che, quando è in piena forma, Vlahovic ha ancora moltissimo da dare ai bianconeri. Una sponda morbida, da vecchio uomo di calcio che conosce sia il giocatore sia il peso delle parole.
Cosa c’è davvero in palio
Il finale di stagione, a questo punto, diventa decisivo per tutti. Per Vlahovic, perché ogni gol pesato e ogni prestazione importante alzano il suo valore sul mercato e gli aprono nuove porte. Per la Juventus, perché dovrà capire fino a che punto tenere ferma la sua proposta o se, in assenza di segnali concreti dall’estero, dovrà rivedere i piani.
Il quadro insomma è in stallo, ma è uno stallo dinamico. La Juve ha fatto la sua mossa, Vlahovic e i suoi aspettano. Se da Monaco o da Barcellona non arriverà nulla di concreto, allora si tornerà a parlare seriamente di rinnovo. Se invece il telefono dovesse squillare con un prefisso tedesco o spagnolo, allora la storia prenderà tutta un’altra piega. La risposta, probabilmente, arriverà solo a campionato finito.

