Caso Balogun, Gravina: ‘Trump ha ammesso di aver chiamato Infantino’. Parla di ingerenza e danno di credibilità per gli USA

Gabriele Gravina afferma che Donald Trump ha ammesso di aver contattato Gianni Infantino sul caso Balogun, parla di ingerenza e danno di credibilità per la nazionale USA; tifosi americani divisi.

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Gabriele Gravina sostiene che Donald Trump abbia ammesso di aver chiamato Gianni Infantino per il caso Balogun, definendo l’uso dell’articolo 27 del Codice Disciplinare un’ingerenza. Per il presidente della FIGC si tratta di un episodio che ha arrecato un concreto danno di credibilità alla nazionale Usa e al torneo, con riflessi che vanno al di là della singola decisione sportiva.

Per chi non segue la vicenda, la questione nasce dalla sospensione condizionale della squalifica inflitta a Folarin Balogun, decisione che lo rendeva disponibile per l’ottavo contro il Belgio. Su quella scelta sono già intervenute polemiche e ricorsi, ma la novità segnalata da Gravina riguarda direttamente il ruolo di terzi nell’influenza sulla procedura.

Gravina ha espresso rammarico per come la vicenda stia modificando la percezione internazionale del torneo e ha messo in luce una differenza sostanziale tra episodi simili: il caso Balogun è stato valutato come un’espulsione per un fallo di gioco (cartellino rosso), mentre l’intervento su Lukaku riguardava un’ammonizione per protesta contro cori razzisti (cartellino giallo). Secondo il presidente federale, questi due fatti non sono equiparabili e meriterebbero un trattamento coerente ma distinto.

Sullo sfondo della polemica resta anche un elemento di opinione pubblica: i tifosi americani appaiono divisi sull’intervento politico che avrebbe portato alla revoca della squalifica, segno che la controversia non è solo istituzionale ma tocca anche il rapporto tra squadra e sostenitori.

Resta aperto il nodo delle conseguenze pratiche e reputazionali. Gravina chiede chiarezza sulla dinamica delle comunicazioni e sottolinea come il calcio internazionale debba preservare l’autonomia delle sue istituzioni per non compromettere la credibilità degli attori coinvolti.