Giancarlo Abete e Matteo Marani hanno acceso un allarme sul futuro dei giovani calciatori italiani: i giovani faticano a trovare spazio nei club maggiori, mentre nella scorsa stagione i giocatori Under 21 italiani presenti in Serie A erano appena 28, contro circa 50 in Francia.
Abete ha rimarcato la difficoltà per i talenti emergenti di imporsi nei contesti più alti del calcio italiano, una questione che secondo Marani mette in luce la necessità di curare la filiera fra le categorie professionistiche e il calcio dilettantistico. Marani ha sottolineato l’importanza del rapporto tra Lega Pro e Serie D come canale imprescindibile per la crescita dei giovani.
In questo quadro la Serie D gioca un ruolo operativo: vige l’obbligo di schierare tre giovani giocatori, una norma che punta a garantire spazi competitivi per chi si affaccia al calcio adulto. Sul fronte contrattuale, dal 1° luglio 2023 sono entrati in funzione i contratti di lavoro autonomo nel calcio dilettantistico, una misura che ridefinisce i rapporti tra società e tesserati nella base del sistema.
La fotografia tracciata da Abete e Marani mette in evidenza un doppio nodo: far emergere più giovani nei club maggiori e consolidare la filiera con le categorie inferiori. Resta aperto il tema di come tradurre obblighi e strumenti contrattuali in effettive opportunità di crescita e minutaggio per i ragazzi, per colmare il divario con i principali campionati europei.

