Paolo Sammarco ha raccontato un episodio significativo sul percorso del giovane Alphadjo Cisse: dopo essere stato aggregato alla prima squadra senza trovare spazio, il centrocampista chiese il ritorno alla Primavera, ma il tecnico lo spinse a restare e a «mettere in difficoltà l’allenatore» della prima squadra.
Sammarco ha anche spiegato come, dopo il primo allenamento, parlò con il direttore Margiotta e assicurò che Cisse avrebbe giocato tutte le partite nella Primavera dell’Hellas Verona, nonostante fosse tre anni più giovane rispetto ai compagni. La scelta, ha detto Sammarco, nasceva dalla volontà di stimolare il ragazzo e dargli fiducia dentro e fuori dal campo.
Nel racconto l’allenatore del Lumezzane ha poi spostato l’attenzione sui giovani italiani emergenti: Romano e Ndour sono stati citati come esempi di una generazione capace di dare respiro anche alla Nazionale maggiore. Sammarco ha sottolineato che in Serie C esistono molti giocatori interessanti con margini di crescita, ma che per valorizzarli servono decisioni coraggiose e la pazienza necessaria per farli maturare.
L’idea che emerge dall’intervista è chiara: la gestione dei giovani non è solo questione di minutaggio immediato, ma di percorso e contesto. Sammarco difende la scelta di insistere sullo sviluppo dei talenti anche quando la strada sembra tortuosa, e richiama club e dirigenti a un mix di coraggio e prudenza per trasformare potenzialità in rendimento concreto.
Resta il nodo pratico: riusciranno i club di livello inferiore a sostenere questo investimento di tempo e fiducia? Per Sammarco la risposta richiede meno fretta e più disponibilità a lanciare i giovani, accompagnandoli con pazienza fino al salto definitivo.

