Dopo sette giornate di campionato l’analisi incrociata tra monte ingaggi e punti registra scarti significativi: la Cremonese, con il monte ingaggi più alto della Serie B a 33,87 milioni, è solo sedicesima in classifica con 6 punti, mentre la Sampdoria spende 29,15 milioni (quarta per costi) ma è ultima con 4 punti.
Per chi segue le nostre analisi sulla stagione in corso, questa è un’istantanea aggiornata sull’efficienza economico-sportiva dei club dopo il primo mese di gare. Le novità mettono in luce come il peso dei salari non coincida automaticamente con i risultati sul campo.
A conferma del contrasto, emergono esempi opposti: il Mantova è secondo in classifica con 14 punti pur avendo il decimo monte ingaggi (13,21 milioni), e l’Ascoli è sesto con 12 punti nonostante sia penultimo per spesa salariale (8,47 milioni). In cima alla classifica c’è il Palermo con 19 punti, che tuttavia risulta secondo per monte ingaggi con 33,63 milioni.
Un dato d’insieme è particolarmente indicativo: le prime cinque società per monte ingaggi hanno totalizzato soltanto 50 punti sui 186 disponibili dopo sette giornate, un segnale che la spesa elevata non si traduce automaticamente in rendimento omogeneo. Il monte ingaggi complessivo della Serie B supera i 330 milioni di euro, cifra che mette in prospettiva la rilevanza gestionale di questi numeri per club, sponsor e potenziali investitori.
Questa divergenza tra risorse e risultati funziona da termometro dell’efficienza gestionale: per sponsor e investitori è un elemento utile per valutare il rapporto costo-beneficio dei singoli club. Resta aperto il nodo se, con il proseguire del campionato, le società con alti esborsi salariale riusciranno a riallineare rendimento e investimenti o se i club più virtuosi sul fronte dei costi manterranno il vantaggio sul tabellone.

