Jannik Sinner farebbe parte di un gruppo di star del circuito che stanno valutando il boicottaggio del doppio misto agli US Open 2026 come forma di protesta sulla distribuzione dei prize money degli Slam. La novità arriva mentre il confronto fra giocatori e organizzatori si fa sempre più serrato.
La questione è semplice e diretta: i giocatori ATP e WTA chiedono una maggiore percentuale dei ricavi generati dai tornei del Grande Slam. All’Internazionali d’Italia 2026 lo stesso Sinner ha riassunto il malumore con parole nette: “C’è un dialogo continuo tra noi giocatori e gli Slam… ci stanno dando troppo poco”.
Sul piano pratico, la polemica arriva dopo che Wimbledon ha annunciato un aumento del 20% del montepremi complessivo per l’edizione 2026, portandolo a 64,2 milioni di sterline. L’incremento però non placa le richieste degli atleti, perché, in rapporto alla crescita del fatturato, quel montepremi non basta a riportare la quota riconosciuta ai giocatori ai livelli del passato: non supera infatti il 14,9% offerto nell’edizione 2015.
La scelta del doppio misto come possibile bersaglio della protesta ha un significato simbolico: è una disciplina visibile nello show degli Slam ma spesso considerata meno centrale rispetto ai singolari, dunque può costringere gli organizzatori a un confronto pubblico senza privare il tabellone principale dei grandi numeri. Resta da vedere se il boicottaggio sarà effettivamente adottato e quale margine di manovra avranno i giocatori per tradurre la richiesta di una maggiore quota dei ricavi in risultati concreti prima dell’appuntamento di Flushing Meadows 2026.

