Nel 2025 le famiglie italiane hanno dichiarato di spendere in media 3,97 euro al mese per giochi e scommesse, pari a circa 47,6 euro annui: lo riporta Jamma, che sintetizza i dati Istat. Si tratta di un aumento del 10,3% rispetto al 2024, ma anche di un calo del 17,3% rispetto al 2023. La spesa per giochi rappresenta lo 0,12% della spesa complessiva delle famiglie, molto al di sotto di voci come i ristoranti (132 euro mensili) o i servizi culturali (7,85 euro mensili).
Istat raccoglie questi numeri tramite un’indagine campionaria sui bilanci familiari; dall’altra parte l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) misura i flussi reali del settore. Secondo i dati citati, nel 2024 la spesa effettiva dei giocatori è stata di 21,55 miliardi, corrispondenti a oltre 800 euro annui per famiglia, una cifra che contrasta nettamente con i 36 euro rilevati da Istat nello stesso confronto riportato.
Questa discrepanza non è neutra: mette in evidenza la difficoltà di catturare la spesa per gioco attraverso le classiche indagini sui bilanci delle famiglie. Le dichiarazioni dirette nelle rilevazioni campionarie tendono a sottostimare consumi che, per varie ragioni — dalla natura frammentata delle transazioni alla reticenza nel riportare spese stigmatizzate — emergono invece chiaramente nei flussi amministrativi registrati dall’operatore regolatore.
Per analisti, operatori e policy maker la divergenza fra le due misurazioni è un campanello d’allarme metodologico: da un lato Istat offre un termometro della spesa dichiarata e dell’incidenza relativa sul bilancio familiare; dall’altro i dati ADM restituiscono la dimensione reale del mercato. Capire quanto dipenda la differenza da fattori tecnici, comportamentali o di copertura rimane il nodo aperto per chi deve valutare impatti fiscali, sociali e regolatori.
Resta quindi centrale la domanda di fondo: come armonizzare metodi diversi per ottenere una fotografia affidabile del gioco in Italia? Il confronto tra Istat e ADM conferma che senza una lettura critica e integrata dei dati si rischia di sottovalutare la portata economica del settore e le sue implicazioni.

