Se il primo atto del venerdì sui 21 tornanti storici è stato un antipasto esplosivo, la ventesima tappa del Tour de France 2026 è il Giudizio Universale. Alla vigilia della passerella finale di Parigi, gli organizzatori regalano una delle tappe regine più brutali, monumentali e spaventose dell’era moderna della Grande Boucle.
Non si tratta di una semplice replica: la carovana parte da Le Bourg d’Oisans per scalare i giganti del ciclismo mondiale in una sequenza spietata: 170,9 chilometri per un dislivello mostruoso di 5.601 metri positivi. La fatica non si gestisce più; a questo punto del Tour, si espone e basta.
Il Percorso: i giganti in sequenza e l’inedito Col de Sarenne
Il disegno è un capolavoro di sadismo altimetrico. Appena lasciata la linea di partenza, la strada smette di essere pianeggiante per i successivi 170 chilometri. I quattro mostri sacri da superare:
Il gran finale: Col de Sarenne (12,8 km al 7,3%) verso l’Alpe d’Huez: Dopo una picchiata infinita, la corsa affronta l’innovazione. L’Alpe d’Huez viene approcciata dal versante selvaggio e inedito del Col de Sarenne. Una strada stretta, rugosa, che presenta pendenze in doppia cifra nei chilometri iniziali subito dopo il Lago del Chambon. Una volta scollinato il Sarenne, mancheranno 13 km: una discesa tecnica, un falsopiano e gli ultimi 3,7 chilometri al 6,2% per raccordarsi all’arrivo dell’Alpe d’Huez.
Col de la Croix de Fer (24 km al 5,2%): Il riscaldamento è un gigante Hors Catégorie. Una salita irregolare, dove tratti durissimi oltre il 9% si alternano a brevi discese che spezzano il ritmo.
Col du Télégraphe (11,9 km al 7,1%) ➔ Col du Galibier (17,7 km al 6,9%): La combinazione d’alta quota più famosa delle Alpi. Quasi 30 chilometri totali di ascesa interrotti solo da un brevissimo respiro a Valloire. La cima del Galibier, a 2.642 metri d’altitudine, è il punto più alto del Tour 2026 e l’aria rarefatta toglierà il 25% di ossigeno ai corridori.
Highlights 19ª Tappa Tour de France 2026 (VIDEO)
Tour de France 2026, dove vederlo in diretta TV e Streaming
Il Tour de France 2026 sarà visibile in chiaro grazie a Rai Sport, dedicandogli ampi spazi sia sui canali classici come Rai 2, che sul canale di Rai Sport, con le trasmissioni Tour di Sera e Tour di Notte. Sarà possibile seguire la Grande Boucle anche in streaming su Rai Play.
Inoltre, per chi volesse, ci sarà la possibilità di abbonarsi all’app di Discovery Plus per seguire il Tour sui canali lineari Eurosport 1 ed Eurosport 2 (disponibili anche su DAZN e Prime Video). Inoltre Discovery Plus garantisce un flusso continuo di diretta integrale, senza interruzioni pubblicitarie, dalla partenza all’arrivo. La vittoria di tappa e la conquista della prima Maglia Gialla saranno un affare tra i super-team che combinano specialisti del cronometro e scalatori esplosivi.
I Favoriti: l’ultima battaglia ….
In un tappone da oltre 5.600 metri di dislivello a fine terza settimana, la tattica passa in secondo piano rispetto alle pure capacità di recupero organico. Sarà una sfida di logoramento assoluto.
I Super Favoriti
- Tadej Pogačar (UAE Team Emirates): Lo sloveno ha una classe purissima e l’ambizione di firmare una doppietta storica sull’Alpe d’Huez. Sebbene la lunghezza complessiva delle salite favorisca il fondo del rivale danese, la classe e l’esplosività di Pogačar sui cambi di pendenza del Sarenne lo rendono favorito d’obbligo.
- Richard Carapaz (EF Education-EasyPost): Con i giochi per la generale già congelati dal dominio dello sloveno, una fuga da lontano di scalatori di razza, come Carapaz, e con grande fondo potrebbe coronare un’impresa da leggenda sulla cima del Sarenne.
- Remco Evenepoel (Red Bull – Bora – Hansgrohe): Un test iconico per il belga. Ha dimostrato di saper gestire le salite lunghe di regolarità. Se approccia il Sarenne con le energie necessarie, il finale vallonato e in leggera ascesa verso l’Alpe è perfetto per la sua progressione da passista-scalatore.
Le possibili sorprese
- La crisi nera ad alta quota: Il Galibier a metà tappa è un giudice spietato. La sorpresa più drammatica potrebbe essere il crollo improvviso di uno dei favoriti al podio, vittima della classica “fame chimica” o del debito d’ossigeno sopra i 2.500 metri.