Rennae Stubbs ha lanciato una proposta netta: abolire il quinto set tradizionale e introdurre un tie-break a 10 punti quando il match arriva sul due set pari, con l’obiettivo di ridurre la durata delle partite e risolvere il problema degli orari notturni.
L’idea nasce dopo il quarto di finale degli US Open 2026 tra Ben Shelton e Carlos Alcaraz, concluso oltre le 3.30 del mattino. Secondo Stubbs, il ricorso a un tie-break prolungato al posto del quinto set classico limiterebbe le maratone che si prolungano fino a notte fonda e faciliterebbe la programmazione degli incontri nei grandi tornei.
La proposta è pensata come alternativa al confronto tradizionale sul quinto set: invece di giocare fino a due giochi di vantaggio o a un set molto lungo, si determinerebbe il vincitore con un tie-break ai dieci punti, più incisivo di un tie-break normale ma decisamente più rapido rispetto a un set intero.
La misura punta a un duplice obiettivo pratico: tutela fisica dei giocatori e migliore gestione del calendario televisivo e degli spettatori in tribuna. Sul piano sportivo, però, la proposta solleva questioni di principio legate alla tradizione del quinto set e al peso che una soluzione del genere potrebbe avere sull’andamento delle partite più equilibrate.
Resta ora da vedere se la proposta di Stubbs troverà ascolto nelle istituzioni del tennis o se innescherà un dibattito più ampio tra giocatori, allenatori e organizzatori. Quel che è certo è che la partita Shelton-Alcaraz ha riacceso la discussione sugli effetti delle partite notturne e sulla necessità di trovare formule che coniughino spettacolo, sicurezza dei giocatori e praticabilità organizzativa.
